E’ di questi giorni la notizia del ritrovamento, grazie all’azione dei Carabinieri del locale comando di Laino Borgo, di una discarica nel cuore del Parco Nazionale del Pollino ed in terreni di proprietà dell’Enel. Fare Verde si chiede come sia possibile che ciò avvenga in un’area che dovrebbe essere sottoposta a particolari misure di protezione. Perché l’Enel, proprietaria dei terreni in cui sorgeva una sua struttura abbandonata nel 1997, non ha messo in atto tutti quegli strumenti idonei alla protezione di una sua proprietà? Nelle immediate vicinanze dovrebbe sorgere la centrale a biomasse di proprietà della stessa Enel. Possibile che l’Enel non si sia accorta di nulla? Chi doveva controllare e vigilare sul rispetto del territorio e sull’applicazione delle norme quali strumenti hanno messo in atto per tutelarlo?
Una corretta politica di gestione dei rifiuti ed una maggiore educazione civica dei cittadini, potrebbe impedire il sorgere di questi siti che producono solo danni alla salute pubblica oltre che all’ambiente. Vengono effettuati i dovuti controlli di Legge nei confronti di quelle aziende che hanno, come risultato delle loro lavorazioni, la produzione di rifiuti ingombranti e pericolosi? Quanti controlli si sono effettuati sulle attività dei frantoi oleari per quanto riguarda lo smaltimento delle acque di lavaggio o il conferimento in apposite strutture della sanza, o nei confronti delle aziende edili per lo smaltimento dei materiali di risulta ed eventuale eternit che risulta essere ancora massicciamente presente in tante costruzioni? Solo per citarne qualcuna. Le discariche abusive che giornalmente sono scoperte nell’intera Provincia di Cosenza sono piene all’inverosimile di questi materiali uniti ad altri di natura sconosciuta o composte da carcasse d’auto vecchie, pneumatici usati, vecchi elettrodomestici, contenitori contenenti liquidi di varia natura. Tutti materiali che dovrebbero essere recuperati attraverso la Raccolta Differenziata.
Provate a pensare alle ricadute negative che si avranno in termini di turismo, se le analisi dell’Arpacal dovessero evidenziare che il fiume Lao è inquinato da sostanze altamente tossiche e nocive per la salute. Quanti appassionati di rafting avranno il coraggio di sfidare oltre alle rapide anche l’ebbrezza dell’intossicazione da inquinamento? Questo perché, secondo qualcuno, il Parco non può essere un luogo in cui impedire con maggiore forza determinate attività dell’uomo.
Fare Verde chiede al Comando Regionale del Corpo Forestale dello Stato di rafforzare ulteriormente la vigilanza nella prevenzione di questi reati in modo particolare in tutte quelle aree che sono soggette a particolari condizioni di tutela e salvaguardia. Ricordiamoci che il destino della Calabria dipende da come ci comporteremo: se saremo rispettosi dell’ambiente che ci circonda, eviteremo sprechi, ridurremo i rifiuti, solo allora potremo avere una Calabria più bella, più pulita, più vivibile per noi e per i nostri figli che verranno dopo di noi e per tutti gli altri esseri viventi. L’uomo non è l’unico abitante di questo pianeta, né tanto meno di questa Regione.
Fare Verde Cosenza esprime tutto il proprio sostegno all’operato dei Carabinieri, del Corpo Forestale, della Guardia di Finanza e della Magistratura per l’opera che svolgono quotidianamente nella scoperta e repressione di tali reati.
Fare Verde si costituirà parte civile nei procedimenti penali che saranno istruiti a seguito di dette indagini. |