Paolo
Chi SiamoLe sedi in Calabria Comunicati Stampa
>COMUNICATI STAMPA

05 marzo 2005

Biomassa è un termine che riunisce una gran quantità di materiali, di natura estremamente eterogenea. In forma generale, si può dire che è biomassa tutto ciò che ha matrice organica, con esclusione delle plastiche di origine petrolchimica e dei materiali fossili, es. petrolio e carbone che esulano dall’argomento in questione. Le più importanti tipologie di biomassa sono residui forestali, scarti dell’industria di trasformazione del legno (trucioli, segatura, etc.) scarti delle aziende zootecniche, gli scarti mercatali, alghe e colture acquatiche e i rifiuti solidi urbani.

La biomassa è una risorsa rinnovabile e, in quanto tale, inesauribile nel tempo, a condizione però che venga impiegata con un tasso di utilizzo non superiore alle capacità di rinnovamento biologico.

Di contro la biomassa è una risorsa quantitativamente non illimitata, in quanto la disponibilità di ciascuna specifica tipologia è limitata da vincoli fisici, come ad esempio dalla superficie destinata alle singole produzioni vegetali o dal numero di capi di allevamento, oltre che da vincoli climatici ed ambientali che condizionano, ad esempio, le rese produttive delle coltivazioni vegetali. Quindi risulta evidente l’importanza che riveste il controllo sulla filiera produttiva delle biomasse, filiera che dovrebbe essere sottoposta a controllo da parte di organismi terzi di cui non se ne conosce la formazione o l’esistenza. Come ci si può fidare delle raccomandazioni di una società, ENEL, che non è riuscita a “proteggere” la sua proprietà rendendo possibile la creazione di una discarica abusiva in cui è stato rinvenuto ogni sorta di rifiuto? Le ceneri prodotte dalla combustione dove ed in che modo saranno smaltite?

Le polveri emesse, la cui quantità è di gran lunga superiore a quella di una centrale a carbone (85 a 60), che problemi provocheranno sull’ambiente e sulle popolazioni dei centri che ricadono nel perimetro di azione dei camini della centrale? Quali studi sono stati condotti sulla trasportabilità di queste ceneri da parte dei venti? È tutto ciò in un’area che dovrebbe godere di particolari misure di tutela in quanto Parco Nazionale.

L’opzione della termoutilizzazione delle biomasse è ragionevole nel caso delle energy crops, ossia colture da biomassa appositamente coltivate per un loro successivo uso energetico in ragione della loro buona capacità di fissazione del carbonio e del basso tenore di umidità (e questo si può anche applicare alle biomasse forestali, se sono state prodotte appositamente).

Per i materiali ad alto tenore di umidità, come molte biomasse di scarto presenti nel rifiuto urbano ed agroindustriale (e segnatamente gli scarti di cucina e (nella loro media) quelli di giardino) è preferibile il recupero agronomico, mediante compostaggio (abbinato eventualmente al recupero energetico mediante digestione anaerobica, a carico delle componenti più fermentescibili). In questo senso, è opportuno citare anche la “Risoluzione del Consiglio sulla strategia europea di gestione del rifiuto 97/C 76/01”, che recita: “(Il Consiglio) (...) ritiene che attualmente, ed in attesa di progressi scientifici e tecnologici nonché di un ulteriore sviluppo delle analisi del ciclo di vita, il reimpiego e il recupero dei materiali dovrebbero essere considerati in generale preferibili (sottinteso, al recupero energetico, ndt) quando rappresentano le opzioni migliori sotto il profilo ambientale”; pur riaffermando la priorità del recupero di materiali (riciclaggio) rispetto al recupero energetico, tale formulazione dà dunque importanza alla valutazione complessiva e all’LCA (analisi del ciclo di vita) nella definizione delle priorità.

Tutto considerato, dunque, se l’opzione della termoutilizzazione delle biomasse è dunque ragionevole nel caso delle energy crops, ossia colture da biomassa appositamente coltivate per un loro successivo uso energetico in ragione della loro buona capacità di fissazione del carbonio e del basso tenore di umidità (e questo si può anche applicare alle biomasse forestali, se sono state prodotte appositamente), molto meno ragionevole è la termoutilizzazione di materiali con tenori di umidità dell’ordine del 75-80%, come gli scarti di cucina.

Per i materiali ad alto tenore di umidità, come molte biomasse di scarto (e segnatamente gli scarti di cucina e, nella loro media, quelli di giardino) è preferibile dunque il recupero agronomico, abbinato eventualmente al recupero energetico parziale, mediante digestione anaerobica, a carico delle componenti più fermentescibili. Segnaliamo, per inciso, che le umidità di processo dei sistemi di digestione anaerobica sono, infatti, perfettamente coerenti con lo stato effettivo delle biomasse alimentari di scarto.

In ragione di tutto quanto sopra, è quindi auspicabile (e prevedibile) che, nel futuro, il riciclaggio (incluso il compostaggio e la sua combinazione con la digestione anaerobica) venga incluso in forma prevalente nelle strategie combinate intese ridurre il ricorso alla discarica per le biomasse di scarto.

Ciò dovrà comportare uno sviluppo ulteriore dei sistemi di raccolta differenziata alla fonte dei rifiuti riciclabili soprattutto in quelle Regioni del Sud Italia, come la Calabria, che non incentivano in nessun modo tale pratica.

powered by fotoprogetto