La centrale a biomasse del Mercure è compatibile con il Parco Nazionale del Pollino? E’ questa l’unica e vera domanda che dovrebbero porsi i politici che negli ultimi giorni stanno nominando commissioni tecnico-scientifiche per stabilire se questo tipo di impianti è più o meno dannoso per la salute delle popolazioni interessate e per l’ambiente circostante. Secondo Fare Verde vi è una incompatibilità strutturale nella presenza di insediamenti industriali all’interno di aree protette chiamate Parchi Nazionali. Per la costituzione del Parco Nazionale del Pollino sono state investite ingenti somme di denaro pubblico per permettere alla Calabria ed alla Basilicata di poter valorizzare un territorio dalle caratteristiche ambientali e paesaggistiche uniche e permettere ad entrambe di poter competere con altre Regioni d’Italia sul cui territorio esistono altri Parchi. Per gli insediamenti industriali, che pur devono esistere, devono essere individuate apposite aree abbastanza distanti da insediamenti abitativi o da siti di particolare interesse turistico, agricolo, ambientale e queste aree assumono la denominazione di Aree Industriali. O il Parco del Pollino è un’area a particolare valenza ambientale e paesaggistica oppure si abbia il coraggio di dichiarare il fallimento politico di questa iniziativa e lo si trasformi in una immensa area industriale in cui andare a costruire qualunque sorta di impianto. La Calabria deve comprendere che può trovare il suo rilancio, e la risposta ai molti problemi occupazionali, solo riponendo le sue energie nella valorizzazione e protezione del suo patrimonio ambientale e paesaggistico. Non si crea occupazione solo con la creazione di impianti industriali. Molte regioni del mondo traggono la loro principale fonte di guadagno dal turismo. Non può esserci turismo in una zona in cui l’ambiente ed il paesaggio sono danneggiati e deturpati da opere industriali incompatibili con la naturale vocazione del territorio e delle sue popolazioni. Pertanto Fare Verde ritiene che le argomentazioni, prodotte negli ultimi giorni da parte dei molti politici intervenuti sulla questione, siano solo vuote chiacchiere per nascondere l’incapacità di assunzione delle proprie responsabilità decisionali a tutela della salvaguardia degli interessi delle popolazioni contro gli interessi di una parte che persegue solo ed unicamente propri profitti ed interessi. Le ceneri prodotte dalla combustione dove ed in che modo saranno smaltite? Le polveri emesse, la cui quantità è di gran lunga superiore a quella di una centrale a carbone (85 a 60), che problemi provocheranno sull’ambiente e sulle popolazioni dei centri che ricadono nel perimetro di azione dei camini della centrale? Quali studi sono stati condotti sulla trasportabilità di queste ceneri da parte dei venti? Sicuramente una centrale a biomasse, avente tali caratteristiche tecniche e tecnologiche, è incompatibile con un Parco Nazionale. La biomassa è una risorsa rinnovabile e, in quanto tale, inesauribile nel tempo, a condizione però che venga impiegata con un tasso di utilizzo non superiore alle capacità di rinnovamento biologico. Di contro la biomassa è una risorsa quantitativamente non illimitata, in quanto la disponibilità di ciascuna specifica tipologia è limitata da vincoli fisici, come ad esempio dalla superficie destinata alle singole produzioni vegetali o dal numero di capi di allevamento, oltre che da vincoli climatici ed ambientali che condizionano, ad esempio, le rese produttive delle coltivazioni vegetali. Quindi risulta evidente l’importanza che riveste il controllo sulla filiera produttiva delle biomasse, filiera che dovrebbe essere sottoposta a controllo da parte di organismi terzi di cui non se ne conosce ne la formazione ne l’esistenza.
L’opzione della termoutilizzazione delle biomasse è ragionevole nel caso delle energy crops, ossia colture da biomassa appositamente coltivate per un loro successivo uso energetico in ragione della loro buona capacità di fissazione del carbonio e del basso tenore di umidità (e questo si può anche applicare alle biomasse forestali, se sono state prodotte appositamente). Questa è una pratica che non può essere sviluppata e consentita all’interno di un Parco. Nelle zone d’Italia in cui esistono tali attività esse sono svolte in aree forestali o agro-forestali che non rientrano in progetti di tutela e conservazione ambientale e paesaggistica. Ogni attività deve produrre un beneficio diretto ed indiretto per le popolazioni che tale attività subiscono, nel caso specifico i soli benefici sono ad esclusivo vantaggio dell’Enel. Infatti le tariffe elettriche continuano ad essere tra le più elevate d’Europa, per non dire del Mondo.
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