Paolo
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12 Maggio 2005

La stagione estiva è alle porte e molti operatori si chiedono quali atti concreti siano stati messi in atto dall’Ufficio del Commissario all’Emergenza Rifiuti e dall’Amministrazione Provinciale di Cosenza per cercare di arginare il problema della depurazione delle acque reflue? NESSUNO. Anche quest’anno i molti, si spera, turisti che decideranno di trascorrere le proprie vacanze sulle splendide spiagge di Calabria dovranno cambiare destinazione. Purtroppo nessun atto di programmazione è stato intrapreso da nessuno dei soggetti interessati. La Provincia di Cosenza sta cercando, convocando incontri e riunioni, di correre ai ripari lanciando slogan del tipo “Mare da bere”. Non si potrà mai avere un “Mare da bere” in totale assenza di una seria politica di programmazione dell’intero sistema di depurazione le cui colpe non possono essere fatte ricadere solo sui sindaci ma devono essere attribuite ai soggetti che hanno sistematicamente ed impunemente disatteso gli obblighi contrattuali e gli obblighi di legge. Perché si continua a tollerare che in molti comuni si facciano convogliare le acque bianche nelle acque fognarie nonostante sia vietato per Legge? Fare Verde chiede all’Arpacal di voler effettuare controlli a tappeto sulla effettiva efficienza degli impianti di depurazione dell’intera provincia di Cosenza con particolare attenzione alla effettiva capacità degli impianti di sollevamento che dovrebbero essere installati in tutti i comuni balneari. Altresì sul regolare smaltimento dei fanghi, che per Legge sono assimilati ai rifiuti speciali, negli appositi impianti che avrebbero dovuto sorgere sul territorio provinciale. La Calabria e gli operatori turistici non possono più permettersi di non essere competitivi, rispetto ad altre località italiane, e di vedere i loro investimenti diventare improduttivi perché la tutela dell’ambiente è lasciata all’improvvisazione e non ad una seria programmazione. L’emergenza è e deve essere una condizione momentanea e di breve durata che deve essere sostituita da una politica di seria programmazione e prevenzione. Non è più tollerabile che si affronti qualunque situazione in continua emergenza. Pertanto, Fare Verde, invita il Presidente della Provincia di Cosenza, il Presidente della Regione Calabria, l’Assessore Regionale al Turismo, l’Assessore Regionale all’Ambiente, l’Assessore provinciale all’Ambiente e l’Assessore provinciale al Turismo a voler intraprendere iniziative di seria programmazione, abbandonando finalmente la logica perversa delle soluzioni momentanee e dell’ultima ora. Fare Verde ricorda come ben il 47% degli scarichi in Calabria siano privi di trattamenti depurativi e che a Regione Calabria è in emergenza ambientale da ben sette anni per quanto riguarda la depurazione. La Relazione sul rendiconto 2002 della Corte dei Conti ha avuto passaggi inequivocabili: “le coste dei Comuni del Tirreno sono altamente inquinate e alcune pericolose”. L’8 giugno 2004 è stato effettuato il sequestro da parte della Procura di Castrovillari (CS) di ben tre depuratori, quello di Villapiana, di Francavilla Marittima e di Roseto Capo Spulico, per “accertato inquinamento”: i tre impianti hanno sversato nelle acque fino a un milione di ufc x ml di Escherichia coli, a fronte di un limite di legge fissato in 5.000. La gestione della qualità dell’acqua non può essere rappresentata solo dal monitoraggio, ma è necessario correlarla con il territorio e più precisamente con le fonti potenziali di contaminazione (scarichi fogniarii, scarichi industriali, ecc.) al fine di prevenire l’inquinamento, mettendo in atto adeguate misure di risanamento e di programmazione. Solo una gestione integrata e programmatica della qualità può infatti permettere di ridurre i rischi sanitari associati alla balneazione e nel contempo salvaguardare e tutelare il nostro ambiente naturale.

 
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