Fare Verde dice fermamente no alla riconversione a carbone della centrale di Rossano.
La Calabria e la provincia di Cosenza non possono più essere aree di colonizzazione industriale, in nome di una ipotetica occupazione lavorativa, da parte di aziende che hanno come unico obiettivo il perseguimento di proprie finalità incompatibili con le caratteristiche e le finalità del territorio in cui si insediano.
In un Paese civile, non è tollerabile che un insediamento industriale ad alto potere inquinante sorga su uno dei tratti di costa più belli ed affascinanti dello Jonio calabrese e nelle immediate vicinanze di un distretto agro-alimentare di qualità. La presenza di tale insediamento industriale, mentre da un lato produce occupazione e forza lavoro per una minima parte della popolazione, dall’altra sottrae capacità produttiva e lavorativa ad una grandissima parte della popolazione che ricade nel suo raggio di azione. Un impianto a carbone emette oltre 100.000 mg/MJth di CO2 e una gran quantità di elementi fortemente inquinanti quali gli ossidi di zolfo il che produce un costo esterno in impatto ambientale totale valutato in Milioni di Euro/MJt pari a 33. Possono la Calabria e la Provincia di Cosenza permettersi di fronteggiare un così alto costo in termini ambientali?
Sorprende la miopia di alcune organizzazioni sindacali che si ostinano a vedere come unica fonte di occupazione l’industrializzazione del territorio. Sono questi atteggiamenti che mettono la Calabria in condizioni di essere “colonizzata” da imprenditori che hanno come unico tornaconto il proprio. Non possiamo svendere il territorio per il miraggio di poche decine di posti di lavoro e distruggere, nel contempo, l’ambiente ed ogni altra possibilità di crescita economica che non sia strettamente connessa all’industrializzazione selvaggia.
E tutto questo dovrebbe essere compatibile con uno sviluppo sostenibile di una zona a naturale vocazione turistico-agricola? Alla luce di quanto su esposto Fare Verde chiede ai referenti politici territoriali e provinciali di dire un fermo no alla sua presenza in un sito che dovrebbe ospitare insediamenti di tipo turistico-ricettivo in grado di garantire un’occupazione seria nel medio-lungo termine. Opponendosi fermamente a qualunque forma impositiva che dovesse giungere dall’alto, facendo valere il principio dell’autodeterminazione e dell’autonomia decisionale sul territorio.
Solo attraverso una corretta valorizzazione del territorio si riuscirà a creare turismo di qualità e, quindi, occupazione.
Esistono sistemi alternativi all’industrializzazione per creare occupazione e crescita economica, è il convinto NO, detto dagli amministratori di Rossano e dalle Associazioni ambientaliste e da alcuni esponenti politici, vuole essere il punto di partenza di un nuovo approccio alla risoluzione delle problematiche del lavoro e dell’occupazione tutelando e migliorando sia l’ambiente che il turismo. Per Fare Verde l’occupazione e la crescita economica camminano di pari passo con la tutela dell’ambiente e la salvaguardia del territorio, e rappresentano le uniche armi per combattere il malaffare e la criminalità.
|