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21 Maggio 2005

Fare Verde contesta le proposte emerse nel corso del convegno, organizzato dall’Amministrazione Provinciale di Cosenza e dall’assessorato all’ambiente (Verde Sud 2005), in materia di gestione dei rifiuti. Se si vuole parlare di sistema integrato per la gestione dei rifiuti, questo può essere realizzato solo se si promuove una seria raccolta differenziata con il metodo del porta a porta, come insegnano le esperienze di città come Toronto (Canada) o Camberra (Australia) o Seattle (Usa) in cui l’obiettivo per la produzione di zero rifiuti verrà raggiunto nel 2010.

Per Fare Verde, un sistema integrato veramente efficiente deve prevedere la creazione di impianti per la produzione di compost, o l’incentivazione nei piccoli centri urbani e nelle aree rurali del compostaggio domestico, con certificazione di qualità derivante esclusivamente dalla frazione organica degli RSU, dai residui mercatali e dallo sfalcio del verde pubblico (sono tantissimi i comuni d’Italia ed in particolare del Centro-Sud Italia in cui questa pratica è stata adottata con benefici notevoli sia per l’ambiente che per le popolazioni), altresì la creazione di impianti per il recupero ed il riutilizzo della plastica e del vetro oltre al riciclaggio della carta. Questo sistema, oltre a consentire di raggiungere gli obiettivi fissati dal Decreto Ronchi (un ministro dei Verdi che per i Verdi calabresi tale non è), consente di creare occupazione in misura maggiore di quanta ne può creare un impianto di termovalorizzazione, ma cosa ancora più sorprendente permette di ridurre i costi per il cittadino legati allo smaltimento dei rifiuti. Infatti solo così è possibile vendere la plastica, il vetro, la carta, la frazione organica alle aziende che si occupano di riciclaggio, in quanto questi materiali non risultano essere inquinati da altre sostanze.

Altro vantaggio, strettamente legato alla raccolta differenziata domiciliare è rappresentata dalla scomparsa dalle nostre strade dei cassonetti di vari colori che oltre a deturpare le nostre città sono potenziali veicoli di problemi igienico-sanitari.

Un impianto di termovalorizzazione non produce alcun beneficio diretto ed indiretto alle popolazioni residenti sul territorio. Questi impianti producono costi ambientali legati alla produzione di ceneri pericolose derivanti dal processo di combustione e che, quindi, necessitano della creazione di discariche speciali in cui essere stoccate; costi economici molto elevati costituiti dalla non possibilità da parte dei cittadini di poter usufruire di tariffe agevolate nell’acquisto di energia elettrica da esse prodotte oltre alle tariffe connesse ai costi derivanti dal conferimento presso l’impianto dei rifiuti che vengono stabiliti dalla società di gestione dell’impianto stesso. Alla faccia della risorsa per la popolazione. Questi impianti, per poter funzionare e garantire un regime di produzione costante, hanno bisogno di essere “alimentati” in maniera continua per cui non sono compatibili con una crescita della raccolta differenziata in modo particolare della carta e della plastica, che sono le due componenti che garantiscono il miglior apporto calorifico. Se si fermano gli inceneritori, diventa possibile effettuare il riciclaggio e il riciclaggio rende possibile lo sviluppo economico. Il beneficio economico più importante si ha quando i materiali recuperati vengono trasformati in prodotti finiti nell’ambito dell’economia locale. In Calabria si è seguita la linea inversa, infatti anziché premiare gli imprenditori, i cittadini, gli operatori turistici che differenziano i loro rifiuti essi sono stati penalizzati perché il fine perseguito non era finalizzato alla differenziazione ed al riciclaggio.

E’ questa sarebbe la “mentalità ambientalista” che dovrebbe avvallare le vostre scelte?

L’Amministrazione Provinciale non si è mai preoccupata di mettere in atto strumenti tendenti alla riduzione dei rifiuti prodotti nell’ambito territoriale; eppure sarebbe stato sufficiente deliberare obbligando i produttori di merci che vogliono vendere i loro prodotti sul territorio a ridurre gli imballi, per esempio la vendita di bottiglie di acqua sfuse e non confezionate con imballi in plastica.

Il decreto Ronchi pone, tra gli strumenti tendenti alla riduzione dei rifiuti, l’impiego, nelle Pubbliche Amministrazioni, per almeno il 30% del proprio fabbisogno cartaceo, di carta riciclata e non sbiancata con Cloro. Lo hanno mai fatto? La provincia di Cosenza risulta essere tra gli ultimi anche per quanto riguarda il Green Public Procurement, ossia: individuare strumenti per l’approvvigionamento verde a livello locale ed assistere l’inclusione di strumenti per l’ecoapprovvigionamento; discutere il loro utilizzo nelle gare d’appalto e all’interno dei processi di selezione; indurre una discussione sulle condizioni generali legali per l’approvvigionamento verde con particolare riguardo all’utilizzo dei criteri ecologici nella realizzazione delle specifiche tecniche di appalto. Mentre nel “green purchasing” abbiamo l’inserimento di parametri che valutano la compatibilità ambientale dei prodotti, inserendola a pieno titolo e con adeguato peso, nei fattori di scelta dei prodotti da acquistare.

Per Fare Verde, la Calabria ha tutte le possibilità per attirare investimenti produttivi sul suo territorio che siano pienamente compatibili con l’ambiente. Non possiamo più essere terra di colanizzazione per gli interessi di pochi.

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