Sorprende la miopia di alcune organizzazioni sindacali (CGIL, UIL) che si ostinano a vedere come unica fonte di occupazione l’industrializzazione selvaggia del territorio (leggasi Centrale Enel del Mercure, centrale Enel di Rossano, ecc.). Sono questi atteggiamenti che mettono la Calabria in condizioni di essere “colonizzata” da imprenditori che hanno come unico tornaconto il proprio. Non possiamo svendere il territorio per il miraggio di poche decine di posti di lavoro e distruggere, nel contempo, l’ambiente ed ogni altra possibilità di crescita economica che non sia strettamente connessa all’industrializzazione selvaggia.
La Calabria deve comprendere che può trovare il suo rilancio, e la risposta ai molti problemi occupazionali, solo riponendo le sue energie nella valorizzazione e protezione del suo patrimonio ambientale e paesaggistico. Non si crea occupazione solo con la creazione di impianti industriali. Molte regioni del mondo traggono la loro principale fonte di guadagno dal turismo. Non può esserci turismo in una zona in cui l’ambiente ed il paesaggio sono danneggiati e deturpati da opere industriali incompatibili con la naturale vocazione del territorio e delle sue popolazioni.
La CGIL si preoccupa di salvaguardare poche decine di posti di lavoro, ignorando la possibilità di crearne diverse centinaia attraverso una attenta politica di valorizzazione e promozione del territorio. Si possono attrarre investimenti produttivi diversi dagli insediamenti industriali ad alto impatto ambientale e fortemente compromettenti l’integrità dell’ambiente.
Per Fare Verde l’occupazione e la crescita economica camminano di pari passo con la tutela dell’ambiente e la salvaguardia del territorio, e rappresentano le uniche armi per combattere il malaffare e la criminalità.
Fare Verde non si limita a sollevare obiezioni circa la provenienza delle biomasse da bruciare nella centrale Enel del Mercure nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, sotto la quale è stata scoperta una immensa discarica con materiale tossico-nocivo, va oltre: le ceneri prodotte dalla combustione dove ed in che modo saranno smaltite? Dove saranno create le discariche per lo stoccaggio delle ceneri prodotte dalla combustione delle biomasse, che per legge sono considerati rifiuti speciali? Le polveri emesse (il famigerato PM10 che impone il blocco del traffico nelle città, solo per citarne uno), la cui quantità è di gran lunga superiore a quella di una centrale a carbone (85 a 60), che problemi provocheranno sull’ambiente e sulle popolazioni dei centri che ricadono nel perimetro di azione dei camini della centrale? Quali studi sono stati condotti sulla trasportabilità di queste ceneri e polveri da parte dei venti? Sicuramente una centrale a biomasse, avente tali caratteristiche tecniche e tecnologiche, è incompatibile con un Parco Nazionale. Questa è una pratica che non può essere sviluppata e consentita all’interno di un Parco.
Nelle zone d’Italia in cui esistono tali attività esse sono svolte in aree forestali o agro-forestali che non rientrano in progetti di tutela e conservazione ambientale e paesaggistica. Ogni attività deve produrre un beneficio diretto ed indiretto per le popolazioni che tale attività subiscono, nel caso specifico i soli benefici sono ad esclusivo vantaggio dell’Enel.
Fare Verde non appartiene al partito del NO, ma neanche al partito del SI subordinato a logiche che tutelano gli interessi di pochi a danno della collettività. L’impoverimento del territorio è stato incentivato da politiche occupazionali che non hanno mai avuto come primario obiettivo la valorizzazione delle risorse presenti sul territorio. Fare Verde invita le forze politiche, le forze sindacali ad un diverso approccio in termini occupazionali, prendendo, come esempio, iniziative già avviate in altri Paesi europei.
|