Fare Verde, da sempre favorevole verso la produzione di energia da fonti rinnovabili, è contraria alla entrata in funzione della centrale Enel del Mercure perché sorge in un’area protetta di particolare valenza paesaggistica ed ambientale a livello nazionale ed europeo: Parco Nazionale del Pollino. In altre Regioni d’Italia le autorizzazioni alla costruzione di questi impianti sono concesse con limitazioni notevoli. Recupero dei rifiuti prodotti dalle segherie (industria forestale), dall’agricoltura e dalla silvicoltura. Consentire, quindi, di sfruttare le proprie risorse regionali in biomasse (scarti vegetali, strato di arbusti delle foreste, ecc.) e di far risparmiare all’industria del legname e all’amministrazione locale il costo dello smaltimento dei rifiuti, dato che i prodotti che compongono gli scarti dell’industria del legname presentano elevati costi di smaltimento e trasporto.
In Calabria esistono tali presupposti in grado di garantire il funzionamento di un impianto della portata di 35 Mw come quello del Mercure? NO. Esistono i seguenti presupposti per un corretto funzionamento della centrale del Mercure: materiale vegetale prodotto da trattamento esclusivamente meccanico di coltivazioni agricole non dedicate; materiale vegetale prodotto da interventi selvicolturali, da manutenzione forestale e da potatura; materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica di legno vergine e costituito da cortecce, segatura, trucioli, chips, refili e tondelli di legno vergine, granulati e cascami di legno vergine, granulati e cascami di sughero vergine, non contaminati da inquinanti; materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica di prodotti agricoli? NO.
Di contro la biomassa è una risorsa quantitativamente non illimitata, in quanto la disponibilità di ciascuna specifica tipologia è limitata da vincoli fisici, come ad esempio dalla superficie destinata alle singole produzioni vegetali o dal numero di capi di allevamento, oltre che da vincoli climatici ed ambientali che condizionano, ad esempio, le rese produttive delle coltivazioni vegetali.
Una centrale da 10 Mw, come quella di Argenta (FE), di gran lunga più piccola di quella di Laino necessita per poter funzionare a pieno regime di una quantità tale di biomasse che non può essere reperita nelle immediate vicinanze dell’insediamento industriale e pertanto bisogna far ricorso a circa 40 TIR che ogni giorno devono transitare sulle strade producendo una quantità tale di PM10 e di CO2 da rendere molto dubbio il vantaggio sull’ambiente circostante dell’effettivo abbattimento di sostanze inquinanti. Quanto più aumenta la distanza tra luogo di raccolta e luogo di combustione tanto maggiore sarà l’inquinamento prodotto per trasportare le biomasse. Il grande volume occupato dalle biomasse sui mezzi di trasporto riduce enormemente le economie di scala del trasporto costringendo ad aumentare il numero dei camion a scapito di un maggior costo del trasporto e di una maggiore emissione totale di gas serra e sostanze inquinanti. Tutto questo nel Parco Nazionale del Pollino. Sempre la summenzionata centrale di Argenta (FE) per poter essere raffreddata necessita di un consumo di acqua di circa 70.000 metri cubi annui. Quanti ne occorrono per raffreddare la centrale del Mercure? Sempre tenendo nella giusta considerazione il protocollo di Kyoto alla cui applicazione, secondo l’Enel e affini, noi ambientalisti saremmo contrari ed avversi.
Ecco che per compensare gli alti costi di produzione questi impianti devono far ricorso a finanziamenti pubblici e che quando questi, di solito dopo 8 anni, non saranno più erogati questi impianti dovranno bruciare CDR, che viene sempre accomunato al concetto di biomassa, come già avviene in Calabria per la centrale a biomasse di Cutro che è stata autorizzata a bruciare CDR dall’Ufficio del Commissario all’Emergenza Rifiuti della Regione Calabria.
Questi sono i fatti. Un impianto sbagliato nel posto sbagliato. Quanti posti di lavoro potrebbero essere realizzati attraverso la valorizzazione e la promozione del patrimonio naturalistico e paesaggistico del Pollino? Sicuramente molti di più dei 30 che occupa l’Enel.
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