E’ passato un anno da quando Fare Verde ha puntato il dito sullo stato di inquinamento del mare calabrese con particolare attenzione alla situazione della costa ionica e tirrenica della provincia di Cosenza.
E’ passato un anno da che, Fare Verde, ha invitato, attraverso ogni mezzo di comunicazione, il Presidente della Provincia Oliverio e l’Assessore all’Ambiente Marrello a promuovere una attenta programmazione per cercare di arginare e di risolvere il problema dell’inquinamento del mare in vista della prossima stagione estiva, 2005.
Avevamo anche sollecitato un intervento da parte dell’allora vice Presidente della commissione Ambiente della Regione Calabria, Diego Tommasi, ora Assessore all’Ambiente della stessa. Dov’erano questi signori? Cosa hanno fatto per un intero anno per risolvere il problema depuratori ed inquinamento del mare? Niente. Se non, in prossimità dell’inizio della stagione estiva e della diffusione dei dati da parte del Ministero della Salute sulla balneabilità delle coste, lanciare proclami e slogan quali “Il mare da bere”.
Altro che mare da bere, lo sanno bene le centinaia di turisti che già ad inizio stagione hanno trovato una situazione dei nostri litorali veramente disastrosa; derivante da una totale assenza di programmazione e di qualunque tipo di intervento. Dal controllo sul corretto funzionamento degli impianti di depurazione, alla presenza di impianti di sollevamento per gli insediamenti presenti sulla costa, al controllo dello smaltimento dei reflui provenienti dai pozzi neri, al censimento e blocco degli scarichi abusivi che affluiscono direttamente nei fiumi che confluiscono, a loro volta, in mare. Tutte operazioni che richiedono una programmazione seria e costante e non soluzioni di emergenza che non possono assolutamente risolvere problemi pregressi che hanno raggiunto dimensioni inimagginabili. Scorrendo il rapporto sulla balneabilità in provincia di Cosenza ci si accorge di come si sia aggravata la situazione rispetto agli anni precedenti, mentre nelle provincie in cui si è operato con una seria programmazione i problemi si sono attenuati. Non programmando azioni concrete sarà molto difficile risolvere questo problema che sta soffocando l’economia estiva del nostro territorio. Ma tutte queste azioni presuppongono precise assunzioni di responsabilità di cui nessuno, sino ad ora, si è fatto carico in maniera fattiva e non attraverso proclami e slogan di sole buone intenzioni.
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