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29 agosto 2005

  I documenti fotografici

Fare Verde ha ritenuto opportuno denunciare la presenza della discarica sulla sommità dell’invaso dell’Esaro in quanto tale situazione persiste da molto tempo. Il fatto stesso che il sito sia stato sottoposto a sequestro non giustifica la continuazione del reato. Anzi, tutt’altro.

L’articolo 321 del Codice di Procedura Penale che il sequestro venga eseguito mediante l’apposizione di sigilli recanti l’indicazione dell’Autorità Giudiziaria competente e gli estremi del sequestro stesso. Bene, come si evince dal dossier fotografico non vi è presenza di tali contrassegni anche se la Legge prevede l’apposizione di un cartello con la menzione dell’avvenuto sequestro e che renda noto a chiunque che il sito o il manufatto è stato sequestrato e non può essere manomesso. Tale è l’orientamento della Suprema Corte con la sentenza 3094 del 14/03/2000.

Si rileva, inoltre, come la fruizione tutelata della legge a mezzo della apposizione dei sigilli (i cartelli di cui sopra) non è quella di esplicare il “vincolo materiale” sulla cosa, ma quella di manifestare a tutti la presenza del vincolo giuridico di indisponibilità derivante dall’intervenuto sequestro. Il sequestro dell’area non impedisce le operazioni di bonifica necessarie alla rimozione di materiali inquinanti e nocivi così come previsto da Decreto Ronchi anche quanto gli stessi si trovino depositati su terreno privato.

L’articolo 17 comma 11bis “Nel caso in cui il sito inquinato sia soggetto a sequestro, l’autorità giudiziaria che lo ha disposto autorizza l’accesso al sito per l’esecuzione degli interventi di messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale delle aree, anche al fine di impedire l’ulteriore propagazione degli inquinanti ed il conseguente peggioramento della situazione ambientale”. E sempre l’articolo 17 al comma 13ter dispone “Gli interventi di messa in sicurezza, di bonifica e di ripristino ambientale previsti dal presente articolo vengono effettuati indipendentemente dalla tipologia, dalle dimensioni e dalle caratteristiche dei siti inquinati nonché dalla natura degli inquinamenti”.

Alla luce di quanto stabilisce il Decreto Ronchi rileviamo e sottolineiamo che l’unico intervento superfluo sia stato quello del Sindaco di Roggiano Gravina e che bene avrebbe fatto ad agire anziché arrampicarsi sterilmente e pretestuosamente sugli specchi della dialettica politica.

Pertanto Fare Verde con la sua denuncia, che qui richiama integralmente, ha inteso segnalare all’attenzione delle competenti Autorità un caso emblematico di inquinamento del nostro territorio. Situazione, che a quanto dichiarato dal Sindaco, si protrae dal 2003 senza aver bonificato il territorio esponendolo in maniera continuata al possibile ulteriore inquinamento dello stesso.

Si ribadisce, pertanto, che Fare Verde fa volontariato con l’azione, con le idee e con l’applicazione delle norme lasciando le sterili parole agli altri.

La discarica fotografata nell'ottobre 2004
La discarica fotografata nell'agosto 2005. Ogni ulteriore commento è superfluo!
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