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03 settembre 2005

   

Anche quest’anno la stagione balneare è giunta al termine. I pochi coraggiosi turisti che hanno sperimentato sulla loro pelle le bellezze del “Mare da bere” tanto decantato dall’Amministrazione Provinciale di Cosenza e dalla Regione Calabria, sono andati via.
Dopo il balletto degli scaricabarile sulle responsabilità, ultima in ordine di apparizione è la tesi del funzionario Borsani dell’AS1 di Paola secondo il quale i dati di Goletta Verde sarebbero non attendibili in quanto frutto di più campionamenti e pertanto, in virtù di tali metodiche, sarebbero aumentate le probabilità di esiti negativi ma, ignora, che adottando la stessa tesi, se vi fossero stati i presupposti oggettivi, sarebbero aumentate anche le probabilità di esiti positivi.

Fare Verde, da oltre un anno, rivolge inviti alle Ammmistrazioni affinchè si mettano in atto strumenti idonei di prevenzione e tutela dell'ambiente. Il problema dell'inquinamento delle acque, lo ripetiamo e lo ribadiamo con forza, non può essere limitato al solo problema del funzionamento degli impianti didepurazione ignorando volutamente tutte le altre concause. Il Presidente Loiero chiede pubblicamente scusa ai moltissimi turisti che sono letteralmente scappati dalle coste della provincia di Cosenza mettendo in crisi gli operatori turistici promettendo una soluzione entro la prossima primavera, magari reclutando un numero maggiore di catamarani pulisci mare, che si sono rivelati inadeguati e solo un palliativo per buttare fumo negli occhi dei turisti. Bene avrebbero fatto e farebbero, il Presidente e la sua Giunta, ad attuare una serie di misure sul territorio atti al controllo ed alla tutela ambientale dello stesso.

D’altronde, i molti sequestri operati dalla Magistratura, dal Corpo Forestale dello Stato, dal Noe dei Carabinieri, sono la punta dell’iceberg di una totale mancanza di controllo e tutela del territorio comunale in cui sono stati operati i sequestri. Gli scarichi fognari abusivi, l’abbandono indiscriminato di materiali tossico-nocivi come gli pneumatici o le batterie e la loro permanenza sul territorio per periodi lunghi sono resi possibili proprio dalla mancanza di controllo e prevenzione. Basta girare per la Provincia di Cosenza per trovare ovunque cumuli di sostanze inquinanti che costeggiano gli argini di fiumi e torrenti, che fanno bella mostra di se lungo le carreggiate di strade che dovrebbero condurre i turisti verso incantati panorami e bellezze naturali.

Dal controllo sul corretto funzionamento degli impianti di depurazione, alla presenza di impianti di sollevamento per gli insediamenti presenti sulla costa, al controllo dello smaltimento dei reflui provenienti dai pozzi neri, al censimento e blocco degli scarichi abusivi che affluiscono direttamente nei fiumi che confluiscono, a loro volta, in mare al controllo delle attività commerciali e imprenditoriali che sono obbligate per Legge a conferire i propri materiali di scarto ai Consorzi obbligatori (olii esausti, batterie al piombo, pneumatici usati, elettrodomestici, materiale inerte edile, ecc). Basti pensare che per quanto riguarda lo smaltimento delle batterie esauste su 155 comuni che formano la Provincia di Cosenza solo 35 hanno stipulato accordi con il COBAT ossia il Consorzio per la raccolta delle batterie, solo per citare un esempio.

Tutte operazioni che richiedono una programmazione seria e costante e non soluzioni di emergenza che non possono assolutamente risolvere problemi pregressi che hanno raggiunto dimensioni inimmaginabili.

Scorrendo i molti rapporti sulla balneabilità in provincia di Cosenza ci si accorge di come si sia aggravata la situazione rispetto agli anni precedenti, mentre nelle province in cui si è operato con una seria programmazione i problemi si sono attenuati. Non programmando azioni concrete sarà molto difficile risolvere questo problema che sta soffocando l’economia estiva del nostro territorio. Ma tutte queste azioni presuppongono precise assunzioni di responsabilità di cui nessuno ed a qualunque livello, sino ad ora, si è fatto carico in maniera fattiva e non attraverso proclami e slogan di sole buone intenzioni.

Fare Verde auspica che finalmente qualcuno, che non sia la magistratura, si rimbocchi le maniche ed inizi a lavorare in maniera seria ed attenta perseguendo, come unici interessi, quelli della colletività e dell’ambiente.

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