Nella vicenda della Centrale del Mercure viene fuori tutta la miopia e l’incapacità delle organizzazioni sindacali e di alcuni politici di progettare e pianificare seri e validi modelli di sviluppo e crescita occupazionale e, di conseguenza, economica di un territorio da sempre martoriato.
Ci si accontenta di preservare 20 posti di lavoro piuttosto che incentivarne la creazione di 200 attraverso una seria politica di valorizzazione ambientale a fini turistici.
Fare Verde ricorda, qualora qualcuno non ne fosse a conoscenza, che la Calabria (secondo i dati forniti dal GRTN) ha un surplus di produzione di energia elettrica pari al 42,5% del suo consumo; che tale surplus di energia prodotta non viene consumata sul territorio e che, dal punto di vista delle agevolazioni tariffarie, non produce alcun beneficio economico sulla collettività. Si, perché dobbiamo iniziare a ragionare, se vogliamo che la Calabria esca da un isolamento che dura da ormai troppi anni, in termini di collettività. Una centrale per la produzione di energia elettrica non produce alcun beneficio per la collettività, in special modo quando la stessa sorge all’interno di un Parco Nazionale: quello del Pollino.
Ma questi sindacati e sindacalisti non sono forse gli stessi soggetti che cercarono di impedire in ogni modo la costruzione della centrale Edison di Altomonte? Le motivazioni che qualche anno fa portavano avanti non erano dissimili dalle nostre di adesso. Dicevano, la centrale Edison sorge in un’area industriale e non in un’area protetta come il Parco del Pollino, che non si potevano sacrificare la qualità dei prodotti agricoli all’interno del costituendo Distretto Agroalimentare e i pochi posti, quelli della centrale Edison sono 28, con le centinaia di posti di lavoro che si sarebbero creati con l’istituzione del Distretto Agroalimentare. Sacrosante parole. Ma cosa ha fatto cambiare idea a questi signori nei confronti della centrale del Mercure?
Noi ambientalisti, non abbiamo cambiato idea. Continuiamo a pensare che non può esserci crescita e sviluppo se permettiamo la colonizzazione del territorio a discapito delle popolazioni che vi vivono e distruggendo l’ambiente circostante.
Fare Verde non è una pseudo organizzazione ambientale, è riconosciuta da vent’anni dal Ministero dell’Ambiente, e si occupa da sempre di integrazione tra sviluppo economico e tutela e valorizzazione dell’ambiente. Ma le migliaia di persone che hanno manifestato contro questa ed altre centrali elettriche avranno pure un qualche peso, o contano solo quando capeggiate dai sindacati?
La Calabria non è la Lombardia, qui l’industria ha un solo nome: Turismo, ed esso è strettamente connesso con la tutela del patrimonio ambientale. Qualche giorno fa, a Napoli, si è svolto un importante convegno sul Turismo organizzato dalla Confindustria sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. In questo convegno è emerso come sia sempre più forte il legame esistente tra Turismo e salvaguardia dell’ambiente. In buona sostanza non potremo mai avere Turismo se non siamo capaci di tutelare e valorizzare le nostre bellezze paesaggistiche e naturali. E la Calabria, questa estate ha pagato un alto prezzo in termini di economia turistica.
In una società industriale è impossibile eliminare completamente l’inquinamento, è però possibile è doveroso cercare di ridurlo e prevenirlo.
Tutti gli impianti energetici producono inquinanti. Diversi studi epidemiologici in tutto il mondo hanno accertato che all’inquinamento atmosferico è attribuibile una quota importante di mortalità precoce, di ricoveri ospedalieri per malattie cardiache e respiratorie. Le polveri sottili hanno anche una grande capacità cancerogena. Gli inquinanti che escono fuori da camini molto elevati sono estremamente leggeri e per questo motivo possono spostarsi per centinaia di km. Quindi significa inquinare in maniera irreparabile una grande fetta di Parco, senza contare la gran quantità di acqua che tale centrale ha la necessità di captare per poter raffreddare le turbine.
Chi volete che venga più a fare rafting lungo un fiume inquinato? O fare trekking lungo sentieri che costeggiano impianti industriali.
Il protocollo di Kyoto, è vero, incentiva tali centrali ma a condizione che i benefici dati dalla tipologia di “combustibile” non siano inferiori ai danni arrecati dal reperimento della materia prima. Quanto più aumenta la distanza tra luogo di raccolta e luogo di combustione tanto maggiore sarà l’inquinamento prodotto per trasportare le biomasse. Il grande volume occupato dalle biomasse sui mezzi di trasporto riduce enormemente le economie di scala del trasporto costringendo ad aumentare il numero dei camion a scapito di un maggior costo del trasporto e di una maggiore emissione totale di gas serra e sostanze inquinanti.
La centrale del Mercure è la soluzione più sbagliata di sviluppo economico ed occupazionale addirittura nel posto sbagliato: Parco Nazionale del Pollino.
|