Paolo
Chi SiamoLe sedi in Calabria Comunicati Stampa
>COMUNICATI STAMPA

05 novembre 2005

   

Vogliamo denunciare l'ennesimo passaggio TV a spese dei contribuenti e a favore dei gruppi industriali che negli ultimi anni si sono lanciati a testa bassa nel business dell'incerimento.

Nel corso della trasmissione UnoMattina andata in onda su RAI 1 l'1 novembre 2005, la giornalista Monica Maggioni ha parlato di crisi energetica e dipendenza dal petrolio con il responsabile Business Power di Enel e con Antonio Paride De Masi della Italgest. A quest'ultimo sono state formulate solo ed esclusivamente domande sulla positività dell'incenerimento per la produzione di energia elettrica e come valida alternativa alla dipendenza dal petrolio. Già il 23 maggio 2005 all'interno della stessa trasmissione il giornalista Fanco Di Mare aveva sostenuto le "ragioni" dell'incenerimento senza illustrare nessuna altra alternativa possibile.

Purtroppo, chi assimila i rifiuti ad una fonte rinnovabile di energia trova una sponda nel Decreto Legislativo 387 del 2003 che recepisce la Direttiva europea 2001/77/CE, relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'energia. Tale Decreto assimila ad energia rinnovabile quella ricavata dalla combustione di ogni tipologia di rifiuto.

Non esiste, a livello comunitario, un’uniformità di vedute fra i vari Stati membri. Mentre la Germania esclude del tutto i rifiuti dalla fonti rinnovabili, l’Italia li assimila completamente.

Per Fare Verde assimilare i rifiuti ad una fonte rinnovabile di energia è pura follia. Negli inceneritori si brucia la plastica. E la plasitca è fatta con il petrolio. Vorranno convincerci che il petrolio è una fonte rinnovabile di energia?

Fare Verde si unisce alla richiesta della Rete Nazionale Rifiuti Zero di abolire qualsiasi contributo all'inecenrimento per dirottare risorse sulla riduzione a monte dei rifiuti e il riciclaggio. In particolare, Fare Verde chiede che tali risorse fiananziarie siano destinate alla promozione della raccolta differenziata della frazione organica e dell'uso del compost in agricoltura.

Di seguito il testo integrale della nostra lettera di denuncia inviata al Presidente della Commissione di vigilanza sulla RAI e ad altri organismi politici e della comunicazione.

Giorno 1 novembre 2005, noi cittadini e contribuenti del canone RAI, abbiamo assistito inermi ed impotenti all’ennesimo atto di disinformazione praticato dalla Rai all’interno dei suoi programmi.
Già il 23 maggio 2005 avevamo segnalato analoga situazione all’interno di Unomattina ad opera del giornalista Franco Di Mare il quale aveva affrontato un argomento delicato, specie per alcune Regioni del sud Italia, come quello dei rifiuti a senso unico e come unico obiettivo possibile e perseguibile quello dell’incenerimento. La mattina dell’1 novembre è andato in onda lo stesso siparietto ad opera della giornalista Monica Maggioni, la quale ha rivolto domande a senso unico dimostrando la sua totale ignoranza sull’argomento. Quando si trattano tali argomenti, che rivestono una enorme importanza per le popolazioni interessate sia da un punto di vista economico sia di tutela e salvaguardia della salute (diritto sancito dalla Costituzione Italiana), dovrebbe essere buona regola documentarsi ed invitare al contraddittorio tutte le parti in causa e non solo una: il partito degli inceneritori.
Il problema dei rifiuti, in Italia, non lo si può risolvere solo ed esclusivamente attraverso il loro incenerimento. Tra l’altro, nessun organismo scientifico classifica i rifiuti come fonte energetica alternativa e illimata.
Il Decreto Ronchi stabilisce come ultima risorsa la costruzione di questi impianti perché la gerarchia delle opzioni per la gestione dei rifiuti ha come punti iniziali “la riduzione della produzione, il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero energetico ed infine lo smaltimento. Questa gerarchia è basata sugli effetti che ciascuna opzione ha sull’ambiente ed ha come riferimento l’obiettivo generale della sostenibilità”.

Chiara l’indicazione per la separazione a monte dei rifiuti, in particolare quelli organici. L’importanza della raccolta differenziata dell’organico non risiede solo nella riduzione dei rifiuti, ma anche nella restituzione di una parte importante della sostanza organica sottratta a terreni agricoli sempre più poveri per l’eccessivo sfruttamento subito negli ultimi decenni per un uso sempre più massiccio di fertilizzanti chimici e per limitare le emissioni in atmosfera di gas ad effetto serra. Le strategie di raccolta differenziata e compostaggio sono già sviluppate nei Paesi del centro e nord Europa, dove da tempo forniscono un contributo fondamentale alla diminuzione del carico ambientale complessivo della gestione dei rifiuti mentre è assai più lento nei Paesi mediterranei, che ne hanno assoluto bisogno.

Il recupero della plastica, della carta e della frazione organica (solo per citare alcune categorie) non richiede l’uso di discariche ma la loro trasformazione in altra materia da poter riutilizzare anche sotto altra forma senza inquinare l'ambiente. Anche se il suo ospite ha negato che gli impianti di termovalorizzazione siano altamente inquinanti, la realtà scientifica dice che questi impianti producono fumi che concorrono all'effetto serra, producono polveri del tipo PM10 e, cosa ancora più grave, producono, come risultato della combustione, ceneri che vengono classificate come nocive-pericolose e che richiedono lo smaltimento attraverso particolari procedure in discariche speciali.

Per Fare Verde, dunque, bisogna esaminare le problematiche inerenti la ricaduta sull’ambiente e sulla salute della popolazione, poiché si affrontano problemi di quantità e di pericolosità degli agenti inquinanti, occorrendo seguire i principi dell’UE per tutelare la salute pubblica, con il principio di precauzione. Con gli inceneritori detti di ultima generazione, o addolciti nel termine di termovalorizzatori, per suscitare il minor allarme possibile nella pubblica opinione, le emissioni sono ridotte ma non eliminate. Tra le tante ci sono emissioni di diossina e furani, ceneri e fumi. Inoltre rimane il problema di chi debba controllare il corretto funzionamento ed il reale impatto ambientale. Desta preoccupazione, infatti, il rilevamento di dati epidemiologici non confortanti nei luoghi dove sono installati impianti di incenerimento con aumento di patologie piuttosto pericolose.

Fare Verde rileva che gli inquinanti prodotti non vengono eliminati, ma vengono trasferiti dall’aria al suolo con scorie e ceneri. Un inceneritore, su ogni tonnellata di RSU bruciata, produce 300 Kg. Di scorie, 30 Kg. di ceneri e richiede l’uso da 10 a 80 prodotti per la depurazione. Ovvero, con l’incenerimento, le scorie derivanti dalla bruciatura di RSU diventano rifiuti tossico-nocivi, con nuovi problemi per il loro stoccaggio. Inoltre i costi degli inceneritori si dividono in economici, ambientali e sociali. I costi sociali consistono nel fatto che per un milione di tonnellate di RSU da incenerire vengono occupate 80 persone, mentre con il sistema del riciclaggio ne vengono occupate 1600 di persone.

Sarebbe stato più corretto parlare anche di questi aspetti del problema. Non trovate?

A presto risentirla

 


powered by fotoprogetto