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29 marzo 2007

Il 28 febbraio u.s., il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha varato le “Linee guida per l’inserimento paesaggistico degli impianti eolici” con particolare attenzione agli elementi per la progettazione e la valutazione paesaggistica per la trasformazione del territorio che questi operano.
“L’obiettivo delle Linee Guida è quello di fornire criteri e indirizzi a tutti coloro che si apprestano a programmare, a progettare o a valutare le opere di trasformazione. Le Linee Guida sono coerenti con l’azione che il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali è chiamato a svolgere nella definizione delle “linee di assetto del territorio”, secondo quanto stabilito dal Codice dei beni culturali e del paesaggio.” cita testualmente la presentazione del Ministro Francesco Rutelli e chiede, altresì, di prendere in considerazione tutti quegli aspetti che intervengono nell’analisi della conoscenza del paesaggio, concetto che viene salvaguardato in maniera esplicita dalla Convenzione Europea: “il paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni” (art. 1 comma a).

Fare Verde si chiede quanto di questi argomenti siano stati presi in considerazione dalla Regione Calabria nel rilasciare le varianti ai PRG dei Comuni sui cui territori si sta permettendo la costruzione di tali impianti? O la semplice parola “fonti rinnovabili” rappresenta una giustificazione per mascherare ben più ampi danni a livello ambientale e paesaggistico oltre che economico?

Questo concetto è stato sottolineato anche dal Direttore Generale del MIBAC attraverso l’affermazione che “l’ulteriore sviluppo dell’eolico in Italia ha bisogno di recuperare un forte legame con il territorio, in un quadro di regole condivise che le istituzioni, centrali e locali, hanno tutto l’interesse ad elaborare per conseguire la massima tutela del paesaggio e di tutte le iniziative economiche – quelle per l’energia pulita e quelle che investono sull’eccezionalità del connubio storico, artistico, naturalistico e agricolo del territorio italiano.

Fare Verde è perplesso di come si siano potute concedere autorizzazioni di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) senza che fossero considerati i possibili effetti ambientali e naturalistici (qualità dell’aria/acqua/suolo/rumore, tutela della fauna, della flora, della biodiversità). A Tarsia, nel cui Comune ricade una importante Riserva Naturalistica Regionale, o a Papasidero, comune in pieno Parco Nazionale del Pollino ed area SIC, come si è potuto procedere al rilascio delle autorizzazioni?
Si sarebbero dovuti studiare con la necessaria specificità di criteri, metodi e strumenti - e da utilizzare nelle scelte progettuali - i caratteri paesaggistici dei luoghi, intesi come grande “architettura” e come sedimentazione di significati attribuiti dalle popolazioni.

Fare Verde evidenzia come ogni nuova realizzazione entrerà inevitabilmente in rapporto con i caratteri paesaggistici ereditati e su di essi avrà in ogni caso delle conseguenze che non saranno necessariamente positive; la valutazione del rapporto costi/benefici (dove per costi intendiamo il mancato sviluppo del territorio da un punto di vista Turistico-Ambientale-Paesaggistico e, quindi, una forte penalizzazione a carattere economico) deve necessariamente condurre a scelte pienamente compatibili con il territorio e le popolazioni che vi vivono (i soli benefici legati a misere Royalties che vengono erogate ai Comuni non sono altro che “un pugno di lenticchie).

Il Diritto al Paesaggio, sancito dall’Unione Europea e sottolineato da sentenze della Corte Costituzionale e di Cassazione, determina la partecipazione delle popolazioni a scelte che riguardano la modifica di assetti del territorio affinchè siano valorizzati e tutelati tutti gli aspetti che intervengono nell’analisi della conoscenza del paesaggio (ovvero gli strumenti normativi e di piano, gli aspetti legati alla storia, alla memoria, ai caratteri simbolici dei luoghi, ai caratteri morfologici, alla percezione visiva, ai materiali, alle tecniche costruttive, agli studi di settore, agli studi tecnici aventi finalità di protezione della natura, ecc.). Infatti il Ministro Rutelli ben esprime tali concetti: “...ogni intervento deve essere finalizzato ad un miglioramento della qualità paesaggistica dei luoghi, o, quanto meno, deve garantire che non vi sia una diminuzione delle sue qualità, pur nelle trasformazioni”.


 

 



Parco eolico

L'enorme impatto paesaggistico.

Parco eolico di Tarsia

Il contrasto stridente tra la bellezza della natura dei peschi in fiori e il parco eolico

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