Nei giorni scorsi Fare Verde ha chiesto alla Procura della Repubblica di Castrovillari, al Ministero Beni Culturali e Ambientali e del Paesaggio ed alla Soprintendenza di Cosenza di voler accertare la conformità dell’iter autorizzativo dei parchi eolici alle previsioni legislative vigenti con particolare riguardo alla Valutazione di Incidenza Ambientale, Valutazione di Impatto Paesaggistico, rispondenza a quanto stabilito dalle “Linee guida per l’inserimento paesaggistico degli impianti eolici” del Ministero per i Beni Ambientali e Culturali, rispondenza a quanto stabilito nella Convenzione Europea: “il paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni” (art. 1 comma a), nonchè la rispondenza ai requisiti di individuazione dei siti idonei ad ospitare tali impianti nell’ambito del Piano Energetico della Regione Calabria e se tali siti siano stati individuati dalla stessa Regione.
A tale proposito, Fare Verde denuncia il proliferare indiscriminato di richieste di autorizzazione per l’installazione di detti impianti. Fare Verde rileva come questa non possa essere la soluzione giusta per la valorizzazione di terreni agricoli a cui la Politica non riesce a dare soluzioni concrete di sviluppo ed invita le Associazioni di categoria a voler sottoscrivere la Moratoria che Fare Verde si appresta a presentare contro il Piano Regionale sui parchi eolici. La Calabria non può continuare ad essere colonia dell’Italia, sacrificando la sua vocazione e la sua ricchezza agro-turistica che andrebbe tutelata da attacchi colonizzatori e valorizzata nelle sue diverse sfaccettature. Non si può permettere che, celandosi dietro il termine di “Fonti di Energia Rinnovabili”, si mascherino danni ben più ampi sia dal punto di vista ambientale-paesaggistico che economico. Non si può permettere che all’interno del Parco Nazionale del Pollino recentemente commissariato dal Ministero all’Ambiente anche al fine di tutelare al meglio il territorio dopo anni di disattenzioni ed abbandono, Comune di Papasidero, vengano installate decine di torri di cemento alte più di 60 metri senza tener conto delle peculiarità di quel sito (SIC, ZPS, ecc.) che hanno fatto si che diventasse uno dei più bei Parchi d’Europa.
Non si è tenuto conto dell’impatto sinergico degli impianti funzionanti, approvati e proposti, anche in considerazione del fatto che nei territori di confine tra comuni, analoghe dinamiche di diffusione dell’eolico sul territorio hanno finito per determinare una colonizzazione eolica dell’intera dorsale (Tarsia-Terranova da Sibari) senza soluzione di continuità e spesso per decine e decine di chilometri. E’ rilevante l’assenza di una pianificazione e programmazione su area vasta malgrado il fenomeno investa migliaia di ettari di estensione complessiva, soprattutto di territorio montano. Si autorizzano campi eolici senza aver operato distinzioni tra eolico di grande e piccola taglia. Il rischio è pertanto quello di saturare sperperando i relativi investimenti previsti con la sola energia eolica la quota di energia producibile attraverso le cosiddette fonti alternative, precludendo in questo modo ogni possibile sviluppo, anche sperimentale, di altre fonti rinnovabili tra le quali l’energia solare “primaria” rappresentata soprattutto dall’energia fotovoltaica e da quella termodinamica; certamente più redditizie sotto l’aspetto ambientale e di produzione energetica (vedasi la notevole diffusione di tali sistemi produttivi in Germani ed in altri paesi del Nord Italia e d’Europa). Va evidenziato che quest’ultima fonte di energia, potenzialmente disponibile in enormi quantità, specialmente al sud dove l’irraggiamento solare copre archi di disponibilità superiori alle 12 ore nella giornata, potrebbe essere prodotta individualmente ed in prossimità di aree industrializzate, con il duplice vantaggio di azzerare l’impatto sull’ambiente naturale pioichè collocabile sui tetti degli edifici già esistenti ed abbreviare i tracciati di collegamento alla rete primaria di trasporto elettrico, con ulteriori benefici derivanti dalla minore dissipazione di energia lungo le linee elettriche.
Consentire una tale massiccia infrastrutturazione eolica significa introdurre un elemento estraneo che stride con i più importanti valori di identità del territorio calabrese e finisce per alterarli in modo irreversibile. Significa, ancora, rovinare radicalmente il paesaggio, la naturalità dei Parchi (Parco del Pollino, Parco della Sila, Parco dell’Aspromonte, ecc.), finanziati tra l’altro con risorse pubbliche. Vuol dire anche, come ampiamente dimostrato, deprimere il valore immobiliare dei terreni e dei centri storici e, insieme, inibire le potenzialità future di sviluppo locale delle piccole imprese basate sulle peculiarità del territorio, sul turismo, sull’agriturimo, sull’agricoltura, sull’allevamento di qualità. Significa innescare processi di conflittualità, anche legali, tra pochi che traggono vantaggi economici e i tanti che dal territorio non potranno più trarre un reddito dignitoso.
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L'enorme impatto paesaggistico.
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Il contrasto stridente tra la bellezza della natura dei peschi in fiori e il parco eolico |
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