La corsa forsennata verso l’installazione selvaggia di impianti eolici industrializzati che sta deturpando territori e paesaggi tra i più incantevoli dell’Italia (Toscana, Calabria, Puglia, Basilicata, Sicilia, ecc) ed a cui Fare Verde, Italia Nostra ed altre associazioni ambientaliste e comitati spontanei di cittadini si stanno contrapponendo insieme a tanti politici con un vero senso ambientalista, non si ferma neanche dinanzi alle richieste di una moratoria per meglio definire i regolamenti e gli obiettivi programmatici. Ecco che il sindaco diessino di Tarsia, non contento dell’immenso impatto paesaggistico e relativo danno inflitto al suo territorio, sta per avvallare l’installazione di altre torri alte oltre gli 80 metri, nel totale e complice silenzio della Regione Calabria e degli assessorati competenti (Attività produttive, Ambiente, Tutela del territorio).
Questa corsa “all’eolico selvaggio” dipende in primo luogo dall’incentivo dei certificati verdi attribuiti in modo generalizzato senza valutare le convenienze ed i bilanci energetici dei singoli impianti. Dai dati forniti dal Gestore della Rete Nazionale di Trasporto risulta che gran parte di questi impianti funzionano solo per poche decine di giorni all’anno. Realizzare e progettare in Calabria impianti eolici incentivati attraverso i certificati verdi, nei Parchi Nazionali, nelle aree protette, nei Siti di Importanza Comunitaria (SIC), in spregio dei valori naturalistici e paesaggistici pur se tutelati e degni di protezione ma solo sulla carta (DGR 30 gennaio 2006 n.55), sembra questa l’unica vera finalità da perseguire.
Fare Verde Cosenza ha da tempo definito questi impianti “illeciti”, chiedendo persino l’intervento della Procura della Repubblica di Castrovillari, e l’utilizzo di tale termine non è improprio se si pensa che il TAR della Toscana, riferendosi al parco eolico impiantato a Scansano (GR), ha ritenuto scorretta la procedura autorizzativa sia per l’elusione della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che per la difformità tra i dati tecnici presentati in fase di progetto e quelli effettivamente realizzati, oltre alla valutazione della conservazione della fauna: infatti, nell’area circostante il parco ci sono tre siti di importanza comunitaria (SIC) da considerare “aree critiche per aspetti naturalistici”. Elusione della Via che deriva dalla interpretazione permissiva del Dlgs 387/03 che paragonando tali opere, insediamenti industriali promossi da società Private, alle opere promosse da Enti Pubblici ne determina la "..Pubblica utilità, la sua urgenza e la sua indifferibilità...(art. 12, c1)" garantendo così la sua costruzione sine conditio. Ma in Calabria tutto ciò sembrerebbe non essere preso in considerazione per il rilascio di autorizzazioni e concessioni.
Da quando si permette il sorgere di impianti industriali al di fuori di aree specificamente destinate a tale scopo, ma se ne permette l’insediamento in terreni agricoli o in prossimità di abitazioni o di strade?
Mentre in Toscana importanti componenti, Margherita Signorini, dei vertici dell’esecutivo regionale dei Verdi si dimettono perchè non condividono "...la scelta di promuovere il ’Capitalismo naturale’ con i conseguenti accordi spericolati con aziende che di ecologico hanno ben poco..." e, quindi, le scelte politiche che si stanno portando avanti in materia di energia con particolare attenzione all’eolico industriale; proprio queste situazioni dovrebbero far riflettere su come l’apposizione di un "marchio" come quello dei Verdi a soluzioni pseudo-ambientali non siano sempre portatori di vantaggi per l’ambiente e per i cittadini.
Andando ad esaminare i dati resi pubblici dai costruttori di svariati impianti realizzati in Italia emerge, anche se per Legge le certificazioni ambientali su tali impianti non sono obbligatorie, che la maggior parte di questi non sono garantiti nella sostenibilità ambientale; ossia essi stessi sono fonte di impatto ambientale e di emissioni incontrollate. Tutto ciò nello spirito del raggiungimento degli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto con la benedizione di quanti ruotano attraverso questo lucroso affare che difendono a spada tratta la tecnologia eolica quale panacea di tutti i mali.
Siamo sicuri che il sindaco di Tarsia e gli Assessori regionali competenti, molto attenti alla tutela e protezione dell’ambiente, queste certificazioni non le hanno evitate così come la VIA ed il rispetto delle aree protette dei Parchi nazionali e delle aree ZPS e SIC.
Le "pressioni" di tipo economico che vengono giorno per giorno esercitate su Amministratori alle prese con i bilanci sempre più poveri dei Comuni che amministrano, a causa del taglio dei trasferimenti statali, da parte delle centinaia di società e di procuratori che sono sorti intorno a questo nuovo business, costituiscono il vero indice di valutazione sulla tutela dell’Ambiente piuttosto che sul rincorrere i profitti, tutti a solo vantaggio delle aziende che impiantano tali parchi (si è passati da 82,40 € per MWh del 2003 a 125,28 € per MWh del 2006 quale contributo di “Certificati Verdi”, che si traduce in un ricavo netto pari a circa 100.000 € per ogni GWh prodotto, per chi impianta il parco) o che forniscono gli aerogeneratori (Gamesa è il più grande produttore mondiale di aerogeneratori oltre ad aver creato propri impianti), ma che non producono alcun risultato positivo per la popolazione escludendo i proprietari dei terreni che ricevono delle misere royalties per tutta la durata del contratto di fitto. A ciò si aggiunga che essendo impianti di tipo industriale godono di tutte le agevolazioni previste (488) in special modo quando vengono installati al Sud Italia.
Pur di creare tali parchi eolici, in Calabria si assiste alla sistematica violazione di regolamenti regionali e la loro installazione in aree all’interno di Parchi Nazionali o aree a Protezione Speciali (ZPS) o di particolare interesse per la biodiversità o il paesaggio (SIC).
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L'enorme impatto paesaggistico. |
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Il marchio GAMESA ben evidente sui rotori del parco eolico di Tarsia (CS) e di Terranova (CS) |
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| Un paesaggio di dolci colline, distrutto da orribili pale eoliche |
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