La questione dell’eolico selvaggio continua a scuotere le coscienze di quei cittadini che hanno dell’ambiente una cultura ed una visione a 360 gradi. Come Fare Verde Cosenza ha già più volte sottolineato, le prese di posizione contrarie ad una politica di esclusiva incentivazione dell’eolico come principale fonte rinnovabile per la produzione di energia stanno generando una vera onda d’urto contro i nuovi “colonizzatori”, spinti solo dall’interesse del business racchiuso nel valore dei certificati verdi e non nella vera ed effettiva tutela dell’ambiente.
Fare Verde Cosenza nei giorni scorsi ha presentato un esposto-denuncia alla Procura di Castrovillari per il rinvenimento di numerosi siti adibiti a deposito illegittimo di rifiuti di ogni tipo in vaste aree del comune di Terranova di SIbari (CS). Comune che, in nome di una pseudo tutela dell’ambiente ed invocazione dei dettami del protocollo di Kyoto, vede sul suo territorio installate torri eoliche per la produzione di energia elettrica. Impianto che ha sollevato molti dubbi sia nella popolazione sia nel circolo dei Verdi che hanno presentato un’istanza per verificare la legittimità dell’installazione, non solo del parco eolico, ma anche delle infrastrutture necessarie al funzionamento dello stesso. Tutela dell’ambiente, come un Giano bifronte, quello del sindaco di Terranova così come di tanti altri sindaci e pseudo ambientalisti che vorrebbero cancellare tutte le regole di protezione e tutela del territorio e del paesaggio.
Fare Verde Cosenza chiede che vengano verificate ed accertate le rispondenze alle prescrizioni di Legge di tali insediamenti rilevando come, già nel giugno del 2000, il Ministero dell’Ambiente nel sottoscrivere un protocollo d’intesa con il Ministero per i Beni Culturali e del Paesaggio evidenziasse quanto segue: “Fra le diverse tecnologie energetiche, le fonti rinnovabili - e tra esse, in particolare, l'eolico e il solare fotovoltaico, per la produzione di elettricità e il solare termico per la produzione di acqua calda - possono rappresentare le opzioni più idonee a fornire energia nel rispetto delle esigenze di salvaguardia dell'ambiente, dei beni culturali e del paesaggio, fatta salva, per quest'ultimo ambito, l'adozione di tecnologie atte a minimizzare l'impatto delle medesime sui contesti tutelati…”
Fare Verde Cosenza evidenzia come in Calabria tali indicazioni siano state disattese da chi doveva applicarle. Fare Verde Cosenza ha sempre rimarcato come tali impianti, definiti industriali perché formati da molti aerogeneratori e perché realizzati da società private, dovrebbero sorgere in appositi distretti industriali precedentemente predisposti a livello regionale o locale e non in aree protette o agricole o boschive o in prossimità di abitazioni, come nella realtà calabrese, ahimè, accade. Ma la quantità di energia che questi parchi eolici sono in grado di produrre è puramente teorica perchè soggetta ad una variabile incostante: il vento. Infatti devono essere predisposte centrali con capacità di riserva equivalenti alla capacità, teorica, di produzione.
Fare Verde Cosenza pone un quesito: se non vi fossero gli incentivi dei certificati verdi, i finanziamenti regionali, gli incentivi fiscali ed i contributi comunitari, in Calabria quante delle oltre 1200 richieste di parchi eolici industrial vi sarebbero realmente?
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Una delle discariche a Terranova di Sibari con sullo sfondo il parco eolico. |
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Il parco eolico di Terranova (CS) |
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