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20 novembre 2007

Negli ultimi tempi sulla stampa appaiono sempre più spesso notizie sulla disponibilità di Sindaci ad insediare sul proprio territorio parchi eolici attratti dal miraggio del, royalties quale panacea nel risanamento di bilanci sempre più dissestati. E’ evidente come questa corsa alla produzione di energia attraverso il ricorso alle fonti rinnovabili nasconda il perseguire solo ed esclusivamente il business che si cela dietro queste operazioni; business che se non vi fossero i fiumi di incentivi, vogliamo ricordare come la quota in certificati verdi per ogni Mwh prodotto sia il doppio più alto rispetto agli altri paesi dell’UE, non crediamo proprio vi sarebbe una tale frenetica corsa in questa sola ed unica direzione.

Abbiamo più volte evidenziato come la Calabria abbia un surplus di produzione di energia che si attesta intorno al 40% (fonte: GRTN) e che tali impianti, nonostante vengano configurati come impianti produttivi, non solo non producono occupazione e ricchezza per le popolazioni residenti nei territori in cui insistono. Seppur l´energia eolica è considerata una energia pulita non altrettanto si può dire per l´impatto ambientale, delle mastodontiche torri sempre più alte per intercettare il più fievole alito di vento, cambiano totalmente l´orizzonte visivo. E se la Calabria è da sempre stata considerata come il Gran Bosco d´Italia, per le sue verdi montagne, oggi rischia di diventare una orrenda selva di tralicci eolici. Oltre sessanta sono gli impianti, già autorizzati e previsti in tutta la regione e le richieste aumentano di giorno in giorno. Insomma la Calabria, terra dimenticata da tutto e da tutti, diventa l´eldorado Europeo del business del vento. Ma se l´energia a noi calabresi non serve, perchè dobbiamo pagare un costo ambientale così alto? Forse perchè l´eolico da sbocchi e soluzioni ai problemi dell´occupazione? Neanche quello, le pale girano senza l´assistenza dell´uomo e quando accade qualche problema, rilevato dal computer, la manodopera che interviene è altamente specializzata, mentre la Calabria continua a formare estetisti, parrucchieri ed addetti al cosiddetto office automation. Niente quindi neanche sul fronte occupazionale, basterebbe questo semplice ragionamento per trarne delle facili deduzioni. Alla Calabria l´energia eolica nuoce, questa è la verità, ci distrugge quel poco di pesaggio naturale che è scampato alla cementificazione selvaggia. Dobbiamo solo prendere atto che ancora una volta la politica non ha fatto gli interessi collettivi, ma solo altri, che a noi non è dato sapere, ma che possiamo, solo, immaginare.

Fare Verde Cosenza ribadendo il suo impegno nella tutela dell’Ambiente e del paesaggio condivide pienamente quanto affermato da Mario Pirani sulle pagine di “la Repubblica” del 19 novembre: “...l’Italia possiede un solo bene insostituibile, non scalfibile dalla concorrenza: il territorio. Ogni ettaro distrutto è una picconata contro noi stessi. Chi non lo capisce si comporta come i talebani che fecero saltare i Buddha di Bamyan in nome dell’islamismo puro e duro.”
In Calabria, i “talebani” politici stanno distruggendo il paesaggio e la possibilità di crescita occupazionale ed economica strettamente connesse alla naturale vocazione e conformazione del territorio, in nome di una rincorsa verso schemi che nulla hanno di compatibile con il territorio calabrese.

 



Parco eolico Gamesa

L'enorme impatto paesaggistico.

Parco eolico di Tarsia

Il marchio GAMESA ben evidente sui rotori del parco eolico di Tarsia (CS) e di Terranova (CS)

Eolico Gamesa Tarsia
Un paesaggio di dolci colline, distrutto da orribili pale eoliche
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