Con il termine di piazza in urbanistica si intende “...un luogo racchiuso all’interno di un centro abitato più largo delle strade che vi convergono in maniera che si crei uno spazio di incontro”. Nell’antica Grecia la piazza, identificata con il termine di Agorà, identificava il luogo della democrazia per antonomasia, in modo particolare di quella che oggi verrebbe definita la democrazia partecipata.
L’applicazione di quest’ultima rappresenta il dovere politico della partecipazione come fondamentale espressione di libertà in ogni momento che determina un cambiamento o l’evoluzione di una comunità di cittadini. Democrazia partecipata di cui , ahimè oggi, ci si ricorda solo ed esclusivamente in occasione delle campagne elettorali!
E’ prassi consolidata in tante parti d’Italia oltre che in tanti paesi civili dell’Europa, a cui noi apparteniamo, convocare delle conferenze di servizi ogni qualvolta si mettano in atto azioni che mirino al governo del territorio attraverso la realizzazione di opere pubbliche o di insediamenti che in qualche modo possono modificare l’assetto territoriale e gli usi e costumi dei cittadini.
Sulla falsariga della democrazia l’urbanistica partecipata evidenzia nei progetti il ruolo dei cittadini in forma libera o associata. Tale concetto di urbanistica implica per le istituzioni locali un concetto di governo del territorio teso a coinvolgerne la cittadinanza nelle sue varie sfaccettature seguendo un modello di sistema aperto, adattivo e reversibile. Ciò si ottiene attraverso l’istituzione di tavoli formali ed informali di confronto e orientamento con lo scopo di mettere a confronto interessi territoriali in forma diretta, delegando successivamente alla democrazia rappresentativa il compito di recepire o respingere le indicazioni assunte.
Tutto ciò è stato del tutto ignorato dagli Amministratori del Comune di Altomonte! Infatti, in data 4 giugno 2007 con protocollo comunale 5903, la sede provinciale di Cosenza dell’associazione ambientalista Fare Verde chiedeva, con carattere di somma urgenza, di prendere visione della documentazione inerenti i lavori in piazza San Francesco nello specifico “...circa le modalità di esecuzione dei lavori stessi, le modalità di smaltimento dei rifiuti edili, della sistemazione del verde esistente...”. Dalla Casa Comunale, a tutt’oggi, nessuna risposta: SILENZIO ASSORDANTE.
Solo una misera convocazione, a lavori ormai già avviati, per elargire sommarie ed inutili spiegazioni, senza alcuna la possibilità di un contraddittorio per la mancanza di documentazione pubblica, circa i metodi operativi, le scelte dei materiali, ecc.
Il risultato di tale abnorme procedimento è ben visibile nello scempio urbanistico compiuto in piazza San Francesco. Alla tanto propagandata bellezza architettonica e piena fruibilità della piazza, promessa nelle intenzioni degli Amministratori, si contrappone la realtà dell’intervento di riqualificazione reale che mostra un rifacimento e riassetto urbano con rimozione parziale del verde, precedentemente esistente, del monumento ai caduti e messa in posa di pietrisco sovrastante gettata di cemento.
Concepire una riqualificazione di una piazza in tal maniera risulta essere del tutto obsoleto per l’utilizzo di materiale non permeabile, di pietrisco non coerente con i colori della chiesa e con la stessa presenza di diverse tipologie di pietra classica del meridione. La caratteristica destinazione urbanistica di questa piazza pubblica, avrebbe consigliato l’utilizzo di materiali permeabili (come spesso richiesto in alte percentuali nei piazzali d’Italia) per evitare lo scivolamento delle persone in caso di piogge oltre che per evitare il dilavamento eccessivo nopnché l’obbligo della presenza di un adeguato impianto per la raccolta ed il riutilizzo delle acque pluviali.
Dal punto di vista sociale questa piazza è carente di alberatura che possa dare frescura e ristoro nei mesi più caldi ai cittadini, diventando un luogo psicologicamente di scarso interesse per la popolazione che ricerca in genere il benessere psicofisico attraverso la presenza di un luogo visivamente accogliente ed integrato con l’ambiente circostante dotato di comfort ove passare parte della loro giornata. Le poche piante presenti sono collocate apparentemente senza una logica o un obiettivo, in quanto non sono né continue né raggruppate, ma mostrano in parte la precedentemente presenza di un filare di altre piante che sono state tolte senza essere sostituite creando un “buco” nel contesto globale.
Risulta incongrua la presenza di gradini di alzate ridotte che portano alla chiesa di San Francesco e all’adiacente Palazzo Municipale.
Vista la dimensione della piazza era consigliabile l’uso della comune regola del buon costruire realizzando gradini con alzate tra i 16,5 cm ed i 17,5 cm e pedate più ampie al fine di ottimizzare la salita delle persone e non stancarle nel loro passaggio pubblico quotidiano, in quanto è dimostrato che alzate inferiori provocano stanchezza nella persona e pedate molto corte favoriscono le cadute.
Anche l’utilizzo di “colori” quali i grigi del cemento e delle pietre non appare plausibile; in genere è consuetudine usare i colori circostanti come le pietre presenti nella facciata dell’edificio principale (chiesa di San Francesco ed annesso Palazzo Municipale, edifici storici ed antichi) per uniformare e rendere meno d’impatto la presenza della piazza, riqualificando e aggraziando con colori caldi la sua unicità.
Il forte inquinamento luminoso e cromatico dato dalla non omogeneità di fonti luminose (luci a led, luci bianche, luci ai vapori, ecc.) deturpano oscenamente la facciate dei due palazzi storici che vi si affacciano: la Chiesa di San Francesco di Paola e l’annesso Palazzo Municipale rendendole oscure come oscuro è il centro stesso della piazza.
Il disegno in pianta di tale piazza si presenta a quadri, regolato da pietre squadrate e lastre divisorie, con un motivo centrale in cui è inserita in un cerchio l’ammasso delle Pleiadi nella costellazione del Toro. Anche in questo caso gli errori o sarebbe opportuno definirli orrori hanno trovato facile dimora.
Inutile chiedersi motivi e funzioni nella scelta di riprodurre tale ammasso stellare. Si tratterà della voglia di proiettarsi verso il cosmo alla fine dei compiti politici terreni per sentirsi più vicini alle stelle?
Visto l’obiettivo di riqualificare pare inopportuna la decisione di realizzare una piazza così arida e spoglia nelle sue qualità visive pratiche e decorative, quando in genere si tende ad abbellire le piazze con verde e motivi stilistici armonici nei disegni a terra.
Ancora una volta Altomonte viene oltraggiata da colate di cemento, figlie di progetti prive di qualsivoglia armonia ed utilità con le sue tradizioni, la sua storia ed il suo futuro.
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Lo sradicamento selvaggio del verde esistente |
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Il deserto di cemento e pietra che è diventata piazza San Francesco |
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| Le misure delle dimensioni reali dei gradini delle scalinate |
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| La negazione del concetto di illuminazione |
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